Con il passare degli anni, l’udito inizia man mano ad affievolirsi. L’ipoacusia, infatti, è uno dei tanti prezzi che il corpo paga all’età che avanza. Per qualcuno un po’ di più, per qualcun altro un po’ di meno. Ma perché accade?

Per rispondere, è necessario fare una breve premessa e spiegare sinteticamente come funziona l’udito. 

Senza entrare troppo nei tecnicismi, basti sapere che l’orecchio cattura i suoni e li veicola al cervello attraverso una piccola chiocciola chiamata coclea. Quest’ultima, collocata nella sezione interna dell’orecchio, non si limita a trasmettere i suoni, ma li converte in impulsi nervosi affinché il cervello possa comprenderli correttamente.

Questo lavoro di conversione viene eseguito dalle cellule ciliate: si tratta di recettori sensoriali (a forma di ciglia) attraverso cui la coclea riesce ad inviare le vibrazioni al nervo acustico e alle aree del cervello deputate all’elaborazione dei suoni.

Ed è proprio nel meccanismo appena descritto che risiede il motivo principale per cui l’udito perde colpi con l’età. 

Un deterioramento graduale

Nel corso degli anni, il turnover delle cellule ciliate si riduce a causa dell’invecchiamento fisiologico. In pratica, molte di queste cellule muoiono e non vengono sostituite, lasciando uno spazio “vuoto”. È inevitabile che una quantità minore di cellule ciliate comporti una minore capacità dell’orecchio di trasmettere le informazioni acustiche.  

Di solito, le prime cellule ciliate a non rigenerarsi più sono quelle esterne, ovvero quelle deputate all’elaborazione dei toni più alti. 

Ecco perché i primi suoni che non si riescono a sentire bene sono quelli più acuti, come le voci femminili o le voci dei bambini.

Ed è lo stesso motivo per cui le prime difficoltà si manifestano soprattutto nella distinzione di consonanti come la “f” e la “s”, in particolare durante le conversazioni all’aperto quando disturbate da rumori di sottofondo.

Presbiacusia

Il termine presbiacusia si utilizza per definire la perdita uditiva riconducibile agli anni che passano. È una forma di ipoacusia neurosensoriale, degenerativa, irreversibile e non curabile, che può avere un impatto significativo sulla qualità di vita se viene trascurata. 

Basti pensare alla stima dell’OMS che imputa all’ipoacusia trascurata la responsabilità di circa l’8% dei casi di demenza tra gli anziani, oltre ad essere un potenziale fattore di rischio di malattie neurodegenerative e declino cognitivo.

Non solo: la presbiacusia ha ripercussioni sul benessere mentale. Numerosi studi hanno evidenziato una maggiore vulnerabilità a episodi di ansia e depressione negli anziani con problemi uditivi, verosimilmente a causa della frustrazione e della propensione a isolarsi.

Gestire la presbiacusia con gli apparecchi acustici

Gli apparecchi acustici, gioielli della tecnologia moderna, possono aiutare a compensare la perdita di udito e ridurne l’impatto su salute fisica e mentale. 

Nel cercare l’apparecchio acustico ideale per gli anziani, è cruciale considerare alcune caratteristiche chiave che ne facilitino l’utilizzo quotidiano.

Innanzitutto, la semplicità d’uso è essenziale. L’apparecchio deve essere facile da inserire ed estrarre, con tasti di dimensioni adeguate e funzioni di accensione automatica, eliminando la necessità di azioni preliminari.

Considerando la naturale propensione degli anziani agli incidenti, la resistenza agli urti diventa fondamentale. I moderni dispositivi, con gusci progettati attraverso straordinarie nanotecnologie, offrono una protezione extra in caso di cadute o urti accidentali.

La durata della batteria è un altro aspetto da valutare attentamente. I modelli ricaricabili si rivelano vantaggiosi, garantendo un’ampia autonomia senza la frequente necessità di sostituire le batterie.

La connettività con TV e telefono rappresenta un ulteriore vantaggio. Gli apparecchi acustici moderni consentono una facile connessione a dispositivi come televisori e smartphone, semplificando l’esperienza di ascolto e la comunicazione con familiari e amici.

Infine, la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di volumi è cruciale per personalizzare l’esperienza di ascolto in base alle preferenze personali e alle diverse situazioni acustiche. 

Queste caratteristiche contribuiscono a rendere l’uso degli apparecchi acustici non solo efficace, ma anche intuitivo e adattato alle esigenze specifiche degli anziani.

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